Visita alla Basilica di Sant’Ambrogio in Milano

In un pomeriggio non troppo afoso si è svolta a Milano la visita guidata alla Basilica di Sant’Ambrogio dei soci di Anteas Lecco  gruppo di Merate impreziosita di mille dettagli sia per quanto riguarda la costruzione sia per la storia della romana Mediolanum.

Ciò che ha catalizzato maggiormente l’attenzione è stato un presepe collocato nell’area museale, piccolo ma di grande significato per la storia che porta con sé.

La Prof.ssa Antonella Debernardis, ricercatrice storica giunta appositamente da Genova, ha illustrato la storia di questo presepe legato alla “resistenza senza armi” contro l’occupazione tedesca in Italia. Si tratta della scelta che 650 mila militari italiani hanno compiuto nel NON aderire alla Repubblica di Salò e, per questo motivo, internati nei campi di concentramento in Germania.

Un gruppetto di questi arrivò nel campo di Wietzendorf dove, di notte nel buio della baracca, al lumicino ricavato dalla rinuncia ad una piccola dose di margarina giornaliera di ciascuno, lavoravano alla costruzione delle statuine del presepe staccando dai castelli pezzi di legno e usando strumenti di lavoro fortuiti. Ciascuno ha poi donato un pezzo del suo indumento o della stoffa a lui cara per vestire i personaggi; e tutto fu pronto per la notte di un memorabile Natale 1944 durante la quale fu celebrata la messa con il presepe.

Dopo la liberazione e varie peripezie i sopravvissuti sono rientrati in Italia e hanno donato il presepe alla Basilica di Sant’Ambrogio di Milano, senza il bue, andato disperso anche perché, essendo più pesante, nelle condizioni di grave denutrizione, nessuno lo ha potuto portare a casa.

Una associazione di artisti di Wietzendorf, venuta a conoscenza di questo fatto, si è incaricata di forgiare la scultura del bue che è stata rimesso al suo posto con un’apposita celebrazione dell’Abate della basilica alla presenza di una delegazione di Wietzendorf in spirito ecumenico (pastore e parroco), del console tedesco di Milano ed altre autorità.

Significativo l’indirizzo di saluto del portavoce della delegazione con questa preghiera: “Signore, è incredibile quello che è avvenuto nella nostra cittadina, negli anni quaranta. Le persone sono state derubate della loro dignità e umanità. Chiediamo il vostro perdono per i responsabili di ciò e vi ringraziamo per il grande segno di speranza, riconciliazione e pace rappresentato dall’esposizione del presepe con la statuetta del bue che mancava. Ne scaturisca qualcosa di buono: amicizia, pace e benedizioni!  I nemici sono diventati amici, e ancor più fratelli. Il messaggio della pace sulla terra si è realizzato, almeno qui, nel presepe della speranza”.

Anche noi abitanti di questo tempo, di fronte a questo esempio, siamo chiamati a sperare  ed operare per una convivenza umana pacifica possibile con le uniche armi innocue della democrazia, del dialogo, della fraternità.

21 Giugno 2024 – Gruppo operativo di Merate